La facilitazione come servizio

Un presidio strutturato per rispondere, sul campo, a situazioni disfunzionali, con l'obiettivo di risolverle [abilitando nuovamente la produttività]. Si può organizzare "a chiamata", oppure sistematicamente, attivando il servizio con una frequenza predefinita, come si trattasse di uno sportello.

Per godere dei benefici di izisi, ma con continuità sistematica. La facilitazione si trasforma in un ruolo trasversale, ricoperto da una figura esterna all'organizzazione. L'utilizzo di questo servizio favorisce l'allineamento dei diversi punti di vista e, nel medio periodo, genera un livello superiore di fiducia [con tutti i benefici del caso]. Tutti si sentono partecipi dei risultati conseguiti. E' il trionfo della collaborazione. Il lavoro acquisisce un nuovo significato: "good job"!


Perchè?
Disporre di un facilitatore esterno, in particolare, comporta i seguenti vantaggi:
  • neutralità, terzietà | Il facilitatore esterno non è implicato in alcuna faccenda interna e, di conseguenza, non ha obiettivi che vadano al di là del superamento della fase di stallo. La sua neutralità a garanzia di una moderazione equilibrata, di una visione distaccata [e focalizzata sui soli obiettivi dichiarati]. Derimere le contese diventa più semplice: si esce dal solito ghiochetto "sei tu che non capisci". Il facilitatore aiuta le parti, fungendo da intermediario, perché da sole rischierebbero di non farcela [o di farcela, ma a caro prezzo]. Non essendo invischiato nelle solite dinamiche corrotte, le percepisce nitidamente, con imparzialità, assumendo un'equa vicinanza con le parti.
  • coordinamento, metodo, regia | Il facilitatore esterno conosce i processi di gruppo e li sa gestire nel migliore dei modi. Quello è il suo focus. Si concentra sugli atteggiamenti, sui conflitti, sulle critiche, sui consensi, sulle percezioni. E' consapevole della cultura organizzativa di riferimento e ne tiene conto. Così come tiene conto dell'intelligenza emotiva dei soggetti coinvolti, della loro vulnerabilità, temperando le esagerazioni schematiche. Dà i turni di parola e imposta i tempi delle interazioni, favorendo la comunicazione nel gruppo. Crea il giusto clima, fatto di apertura, schiettezza e calore. E' serio, ma non serioso.
  • link, connettore, mediatore | Tipicamente, il facilitatore esterno non è un esperto dei contenuti oggetto della facilitazione. E non deve esserlo. Questo fa si che, attraverso l'ascolto attivo, assuma che ognuno abbia a suo modo ragione. Non essendo condizionato da convinzioni radicate, fa emergere la soluzione direttamente dal gruppo, attivando dei ponti tra le differenti prospettive. Il facilitatore non porta risposte, ma formula le domande più opportune, stimolando l'individuazione di un punto di convergenza. Ognuno deve poter dire la sua, tutelato dall'assillo negoziale.