1 | i veri «perché»
Per rimettere al loro posto mezzi e fini, evitando che si confondano goffamente [come raccontato in F.I.N.E. Realizza la tua visione].
Per restituire dignità alla domanda «perché?», abbozzando «progetti di senso» via via più adeguati. Alla ricerca di ispirazione.
Per dimostrare l'efficacia di una visione chiara, audace e tutto quanto.
Per poi proseguire con le altre due domande fondamentali: «come?» e «cosa?».
Per consentire agli individui, ai gruppi e alle organizzazioni di esprimere tutto il loro potenziale, agendo sulla leva della fiducia.
Per lavorare bene. Sì, semplicemente per tornare a lavorare bene.
Perché l’esistenza è troppo breve, per permettersi il lusso di non goderne appieno [come racconto in chebbellavita].


2 | perché «ueldan»
Il motivo è molto semplice: il «far bene le cose» è veramente in grado di fare la differenza.
«Well done», dunque!
Certo, occorrono valori coerenti.


3 | perché «ingegneria dell'intangibile»
ueldan affianca con entusiasmo le organizzazioni nel processo di identificazione, misurazione e sviluppo del loro patrimonio intangibile. E' il primo studio di «ingegneria dell’intangibile». Bene, ma di cosa si tratta? Ecco un accenno.

Perché incaponirsi con un metro antiquato? All'uomo non bastano i conti: servono anche racconti.
E poi, c
ome misurare la qualità? Nei conti economici e negli stati patrimoniali non ce n’è traccia.
Servono approcci in grado di valutare appieno la capacità di generare valore in prospettiva. Bisogna oltrepassare la cortomiranza della logica del profitto.
Serve un nuovo paradigma: b
Cosa sono? Sono quelle risorse prive di consistenza fisica, ma il cui utilizzo produce benefici futuri. Qualcosa di diverso dagli assets fisici e da quelli finanziari, insomma.
Dunque, sono assets non-finanziari i quali, da soli, rappresentano la gran parte del valore dell’organizzazione, pur essendo difficilmente riconducibili a schemi rigorosi.
Fiducia, motivazione, soddisfazione, cultura, conoscenze, contatti, partnership, brand, idee, emozioni, creatività, regole, metodologie, competenze, approcci mentali, stile, immagine, visibilità, relazioni, sogni, visione: tutti ingredienti della qualità, appunto.
L’ingegneria dell’intangibile si prefigge questo scopo ambizioso: identificare, misurare e sviluppare gli assets intangibili.
Non tutti, ovviamente. Solo quelli capaci di fare la differenza, quelli più importanti [proprio perché «portano» qualcosa].
La sfida principale sta proprio qui: consiste nel formulare la propria personale ricetta, individuando quei pochi assets intangibili fondamentali.
Magari dando vita a un vero e proprio documento contabile alternativo: il «bilancio degli intangibili».
In questo ambito, si sta ormai consolidando la prassi di suddividere gli assets intangibili in tre macro categorie: il capitale umano, il capitale relazionale e quello strutturale.
Il «bilancio degli intangibili» consente di valutare lo stato di salute dell’azienda, l’efficacia del suo sistema immunitario, la capacità di generare valore in prospettiva.
Questo significa anticipare veramente il momento del controllo, senza limitarsi ad attendere i numeri.
Ma, sia ben chiaro, l'ingegneria dell'intangibile non si identifica con uno strumento.
E' più che altro un nuovo atteggiamento mentale, un paradigma in divenire.
Un nuovo modo di affrontare il futuro, con lungimiranza e governando appieno la situazione, forti di una chiara visione d'insieme.
E' il buon senso che riconquista lo spazio perduto.